Libroterapia
quando leggere non è (solo) uno strumento di evasione ma anche di consapevolezza personale
Avevo otto anni quando ho letto per la prima volta Piccole Donne.
Dopo non ho più smesso; e quando dico mai, dico mai.
Avevo sempre un libro nello zaino andando a scuola, un libro in auto quando uscivo con i miei, e più avanti un libro sempre in borsetta. Sapevo con certezza assoluta che nessuna attesa sarebbe stata noiosa, anche la più imprevista perché potevo scappare in qualsiasi momento nel mondo descritto dal libro che stavo leggendo
Ero una ragazzina tranquilla ma solitaria e molto intensa, che divideva i suoi pomeriggi tra il doposcuola e la casa della nonna, e leggere mi dava una sorta di consolazione. All’epoca non la chiamavo cosi, perché non lo sapevo, non avevo gli strumenti: è una cosa che ho compreso da adulta. Quando ho aperto Piccole donne, ho trovato un mondo in cui quelle intensità non erano sbagliate ma erano raccontate: Jo era impetuosa, Beth fragile. Meg col suo senso del dovere desiderosa di essere vista, Amy affamata di riconoscimento. Per la prima volta ho avuto la sensazione di non essere strana.
Per me leggere era come non farsi trovare disarmata. Oggi so che era anche regolazione emotiva, era auto-protezione ma soprattutto, ora lo so, era la costruzione della mia identità.
E credo che una cosa del genere sia capitata anche a te che leggi, probabilmente.
Ad un certo punto ho deciso di lavorare coi libri
Dopo varie vicissitudini personali e professionali, mi sono fatta una domanda semplice e radicale: Che cosa mi renderebbe davvero felice? e la risposta era sempre la stessa: lavorare con i libri. Non aprire una libreria (sì, ho davvero provato a comprarne una quando ne ho vista una in vendita ma mi sono resa conto che sarei stata più legata ai numeri che ai libri).
Io volevo leggere, volevo parlare di libri, volevo viverci dentro.
I libri hanno costruito talmente la mia identità che a volte non so più dove finisco io e dove iniziano le mie protagoniste del cuore. Comprendo benissimo che sia un discorso da TSO ma io ormai questa cosa l’ho accettata e normalizzata.
Ovviamente sono stata presa per matta più di una volta. “Non è un lavoro vero.”
“Non si vive di questo.” “Ma concretamente cosa fai?”
Concretamente? Passo la vita a fare quello che mi rende felice. Ma siccome sono una persona affamata di andare sempre oltre e di arricchire i miei neuroni e le mie sinapsi, ho sempre cercato qualcosa di più. Finchè ho scoperto la libroterapia.
La libroterapia
Non ti dirò che è stata l’illuminazione sulla strada di Damasco come per Saul; la mia è stata una epifania meno mistica: non era qualcosa di completamente nuovo. Perché fondamentalmente era quello che facevo da anni nei percorsi di lettura, nella facilitazione dei gruppi, nelle conversazioni che andavano molto oltre la trama.
Però in quel momento ho capito che esisteva un metodo. e con un metodo c’era una struttura e una responsabilità professionale.
Così nel 2022, all’inizio dei 9 mesi più allucinanti e dolorosi della mia vita, ho deciso di formarmi seriamente. Di avere la competenza di poter aiutare altre donne a passare attraverso la narrazione altrui per conoscersi intimamente. Ho seguito la formazione della Dott.ssa Rachele Bindi, psicoterapeuta di orientamento junghiano, e così di diventare ufficialmente Facilitatrice di Libroterapia Umanistica. Questo è il titolo che in modo professionale “ (e onesto) posso utilizzare, perché non sono una psicoterapeuta e, va da sé, nemmeno una psichiatra.
La Libroterapia non è psicoterapia, non sostituisce percorsi clinici, non fa diagnosi e non fa le magie. Ma può fare una cosa potentissima: aiutarti a usare i libri non solo per consolarti, ma per riconoscerti, e questo può essere il primo passo di una guarigione.
I gruppi di Libroterapia non sono gruppi di lettura tradizionale. Non analizziamo stile, simboli, struttura narrativa. Si osserva il personaggio e ci si pone alcune domande: cosa sta facendo? Cosa sta evitando? Che convinzioni ha? Che paura la muove? o una situazione da vari punti di vista.
Poi si fa un piccolo spostamento e ci si fa altre domande: dove mi somiglia? Dove mi infastidisce? Perché questa scena mi attiva?
Con la lettura guidata si è invitati a condividere le risposte. Non è obbligatorio ma si è invitati a essere oneste con sé stesse.
Un esempio concreto (con Orgoglio e Pregiudizio)
Elizabeth ha appena rifiutato la prima proposta di Darcy. È indignata e offesa ed è convinta di avere ragione.
Andremo ad osservare e farci domande: perché Elizabeth è così arrabbiata? Che cosa ha toccata la proposta di Darcy? E’ solo orgoglio ferito o c’è di più?
Poi ci spostiamo su di noi e andremo a farci domande scomode, non per dire “uh che bello sono come Elizabeth” ma per capire cosa ci risuona.
E sai perché funziona? Perché Elizabeth non sei tu e quindi puoi guardarla senza difese poichè la distanza narrativa crea sicurezza: quando leggi Jane Austen (o qualsiasi romanzo) non ti senti attaccata. Ma quando ti riconosci in un meccanismo come può essere l’orgoglio, il pregiudizio, l’idealizzazione, la paura, … qualcosa si muove, ed è lì inizia il lavoro vero.
Perché ho scelto di fare un percorso coi romanzi di Jane Austen?
Perché le sue eroine non vengono salvate da qualcuno, ma durante il loro percorso fanno quello che si chiama il viaggio dell’eroina e alla fine di questo percorso imparano a vedersi, smontare le illusioni, riconoscono gli autoinganni. Fondamentalmente crescono e soprattutto scelgono quello che è meglio per loro.
E’ un viaggio altamente trasformativo se attraversato con gli strumenti adeguati che non sono “oddio Darcy quanto è fico” oppure “eh però Mr. Collins è un rompipalle che ci parla per una pagina intera di una patata bollita!”.
Con la Libroterapia si scava nel romanzo e si scava nel nostro specchio.
Questo percorso non è per tutte
Non è per chi vuole solo un gruppo di lettura.
Non è per chi cerca intrattenimento colto.
Non è per chi vuole restare in superficie.
È per chi è pronta a farsi domande vere.
Per chi sa che un personaggio può far male perché somiglia troppo.
Per chi vuole usare la lettura come strumento di crescita, non solo come rifugio.
Giovedì 5/03/2026 ore 21 terrò un incontro gratuito online via Zoom in cui spiegherò nel dettaglio come funziona il percorso di libroterapia su Jane Austen. Non sarà una presentazione generica ma vuole essere il primo passo per capire se questo lavoro è adatto a te.
👉 Qui puoi prenotare il tuo posto gratuito:
Se senti che è il momento di passare dal rifugio allo specchio,
ti aspetto.
Elisa M.




