Elizabeth Gaskell
la scrittrice che parlava di tutto ciò di cui una brava signora vittoriana non avrebbe dovuto parlare
Se vi chiedessi di immaginare una scrittrice radicale dell'Ottocento, probabilmente non pensereste a una moglie di pastore che organizza tè e ricevimenti nella Manchester vittoriana. Probabilmente pensereste a una donna eccentrica, ribelle, scandalosa, pronta a sfidare apertamente le convenzioni del proprio tempo.
Di sicuro non pensereste a Elizabeth Gaskell che, ovviamente, non corrisponde a nessuna di queste immagini.
Sposata con un ministro unitariano, madre di quattro figlie, perfettamente inserita nella buona società di Manchester, Gaskell sembrava incarnare tutto ciò che una rispettabile signora vittoriana avrebbe dovuto essere; eppure, nei suoi romanzi, trovano spazio ragazze madri, operai in sciopero, donne abbandonate, povertà, ipocrisia sociale e conflitti di classe.
Quello che è certo, leggendola, è che sfugge alle etichette facili, e forse è anche per questo che oggi il suo nome rimane spesso in ombra rispetto a quello di Jane Austen o delle sorelle Brontë: non è l’autrice romantica trasformata in fenomeno pop, né il genio tormentato che alimenta leggende. È qualcosa di più difficile da raccontare: una scrittrice profondamente interessata agli esseri umani e alle contraddizioni della società in cui viveva.
Nata nel 1810, cresce all’interno di quell’ambiente colto e progressista rappresentato dall’Unitarianesimo inglese, una corrente religiosa dissidente che attribuiva grande importanza all’istruzione, alla responsabilità individuale e all’impegno sociale. Nasce a Chelsea (Londra) per poi vivere in campagna con la zia, e solo dopo il matrimonio con William Gaskell, ministro unitariano, si trasferisce a Manchester nel pieno della Rivoluzione Industriale.
Sulla carta la sua vita sembra seguire il percorso che ci si aspetterebbe da una donna della classe media vittoriana: una casa da gestire, una famiglia, una rete di relazioni sociali e le attività legate alla comunità religiosa del marito. Ed è proprio attraverso il lavoro pastorale del marito e le attività di assistenza svolte all’interno della comunità, entra in contatto con persone che raramente trovavano spazio nella letteratura dell’epoca. Donne abbandonate, famiglie operaie, lavoratori senza prospettive, giovani costrette a pagare per tutta la vita le conseguenze di un singolo errore. Da una parte gli industriali che accumulano ricchezze senza precedenti, dall’altra migliaia di operai che vivono in condizioni spesso durissime, le tensioni sociali, le malattie, la povertà e le disuguaglianze sono la realtà che Gaskell incontra ogni giorno e che impara a conoscere.
Ed è qui che nasce la scrittrice.
Nel 1848 pubblica Mary Barton, il suo romanzo d’esordio, dove troviamo una delle prime rappresentazioni letterarie della Manchester industriale. La protagonista è la figlia di un operaio e, attraverso la sua storia, Gaskell porta il lettore dentro una realtà che la narrativa inglese aveva raramente raccontato con tanta attenzione: la disoccupazione, la fame, il rancore tra operai e proprietari delle fabbriche, il senso di impotenza di chi si sente escluso da ogni possibilità di migliorare la propria condizione. E’ un romanzo sulla povertà e la differenza di classe e di due mondi che non sanno più comunicare.
Questo tema raggiunge forse la sua forma più compiuta in Nord e Sud (1854-55), il romanzo che ancora oggi viene considerato il suo capolavoro. Attraverso la figura di Margaret Hale, una giovane donna costretta a lasciare il Sud rurale per trasferirsi nella città industriale di Milton, Gaskell mette in scena l'incontro e l’inveitabile scontro tra due visioni dell'Inghilterra: da una parte il mondo agricolo e tradizionale, dall'altra la modernità delle fabbriche. Ma, come spesso accade nei suoi libri, ciò che le interessa davvero non è stabilire chi abbia ragione. Le interessa capire perché persone intelligenti e in buona fede possano guardare la stessa realtà e trarne conclusioni completamente diverse.
In Ruth, pubblicato nel 1853, mette al centro una giovane donna sedotta e abbandonata. Oggi la trama potrebbe non sembrare particolarmente scandalosa, ma per molti lettori vittoriani lo era eccome. Una ragazza madre era considerata una donna "caduta", una figura da condannare più che da comprendere. Ma Gaskell invita il lettore a guardare Ruth come un essere umano prima che come un simbolo morale (e in questo troviamo la sua radicalità).
Dobbiamo però dire che ridurre Elizabeth Gaskell a una scrittrice sociale sarebbe un errore. È vero che le questioni sociali occupano una parte importante della sua opera, ma ciò che colpisce è la varietà dei mondi che riesce a raccontare. Chi legge Cranford (1851-53) scopre un’altra Elizabeth Gaskell. Qui il tono cambia completamente e al posto delle fabbriche troviamo una piccola cittadina di provincia popolata quasi esclusivamente da donne. Con ironia, affetto e una straordinaria capacità di osservazione, Gaskell racconta il microcosmo delle sue abitanti, le loro regole non scritte, le piccole rivalità, le amicizie e le strategie di sopravvivenza quotidiana. È probabilmente il romanzo che più di ogni altro mostra il suo umorismo e la sua tenerezza verso le debolezze umane (ed è anche il mio romanzo preferito tra i suoi).
E poi ci sono i racconti.
Perché sì, Elizabeth Gaskell ha frequentato anche il territorio del gotico e del soprannaturale. Storie come The Old Nurse’s Story, Lois the Witch o The Grey Woman ci mostrano un’autrice capace di muoversi tra fantasmi, case infestate, processi alle streghe e segreti di famiglia. Anche qui, però, il soprannaturale raramente è fine a sé stesso poiché dietro l’atmosfera inquietante si nascondono spesso paure molto concrete: la violenza, l’esclusione, la condizione femminile, il peso del passato.
Forse è proprio questa versatilità a rendere difficile incasellare Elizabeth Gaskell. Per molti anni è rimasta all’ombra di nomi più celebri: Jane Austen, Charles Dickens, le sorelle Brontë. Oggi, però, sempre più lettori la stanno riscoprendo e nei suoi libri troviamo l’intelligenza dell’osservatrice sociale, la sensibilità della narratrice e una profonda curiosità per gli esseri umani in tutte le loro contraddizioni.
Se dovessi consigliare un punto di partenza, sceglierei Nord e Sud. Che è anche il libro che abbiamo deciso di leggere insieme per inaugurare il nuovo progetto di lettura La casa nella Brughiera (ecco il link per partecipare), un progetto b-side de Il Club delle Scrittrici Morte in collaborazione con Elliot Edizioni e Gaskell Collection.
Ed è proprio da Nord e Sud che partiremo la prossima settimana con una guida di lettura.
Con affetto ma interessata alle questioni di classe
Elisa M.







Grazie, non la conoscevo e questa estate cercherò di leggerla.
Vorrei farti una domanda, sperando di non portarti via troppo tempo e concedimi l'ignoranza di chi ha sentito parlare oggi per la prima volta di Elisabeth Gaskell.
Da quello che leggo nel tuo articolo la Gaskell molto fuori li schemi e non credo che all'epoca trovare qualcuno che ti stampasse un libro fosse così facile.
Ha trovato difficoltà a essere pubblicata?
Quando sono usciti i libri la sua vita è cambiata?
Sono stati pubblicati tutti dalla stessa casa editrice?
Si sa come le sue figlie e marito avessero vissuto questi libri?
Ovviamente puoi rispondermi, leggi e ne riparliamo, ma intanto ti scrivo perché poi lo so che mi perdo via.
Grazie molte in anticipo
Nord e sud l'ho preferito nella serie a 4 episodi. Ho amato i personaggi e la rivedo volentieri. Dopo ho letto il libro. L'ho trovato difficile, lento e forse pesante. Per il linguaggio probabilmente.